Amo Varsavia, capitale del Rinascimento postmoderno

Oggi vi porterò alla scoperta di Varsavia. Parlare della Varsavia di oggi, significa scoprire il significato e il senso del termine “Modernità”. Perché Varsavia è la città simbolo del nuovo Rinascimento del XXI secolo. Come vedremo, la capitale della Polonia non rappresenta soltanto un esempio, peraltro mirabile, di recupero e trasformazione industriale, comune a tante altre metropoli sparse nel mondo.
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Oggi vi porterò alla scoperta di Varsavia.

Non perderò tempo. Non vi dirò che è la capitale della Polonia e la città più grande del paese; che è situata nella parte centro-orientale della Polonia, nel voivodato della Masovia. Che è attraversata da un fiume largo e navigabile, la Vistola.

Vi dirò piuttosto che Varsavia è una città che si è illusa tante volte e che nel corso del Novecento è stata tradita dalla sorte, trovandosi al posto giusto nel momento sbagliato.

Parlare della Varsavia di oggi, significa scoprire il significato e il senso del termine “Modernità”. Perché Varsavia è la città simbolo del nuovo Rinascimento del XXI secolo. Come vedremo, la capitale della Polonia non rappresenta soltanto un esempio, peraltro mirabile, di recupero e trasformazione industriale, comune a tante altre metropoli sparse nel mondo.

Forse perché Varsavia non ha dovuto attendere il terzo millennio. In questa città, la Modernità è arrivata nel 1945.   

Dopo essere stata rasa al suolo durante la Seconda Guerra Mondiale, Varsavia ha fruito di un percorso di amorevole ricostruzione. Per l’antica regina delle capitali dell’Europa orientale, la cura per la forma e il gusto per l’estetica, prevalsero sulle regole dettate dall’urgenza. Da queste parti, l’arte e la ragione hanno avuto la meglio sul primitivo istinto della sopravvivenza.

Considerate che alla fine del 1945, solo il 15% della città era rimasto in piedi e che tutto il resto era andato distrutto.

Una distruzione così assordante, che alcuni arrivarono a suggerire una delocalizzazione della capitale, anche per far fronte all’emergenza abitativa.

E invece, estetica e ragione prevalsero. Venne deciso di ricostruire la città “riprogettandola”, assecondandone l’aspetto originario. Architetti e ingegneri si basarono sui dipinti del pittore italiano Bernardo Bellotto, meglio noto come il Canaletto. Chi, meglio di lui? Canaletto veniva chiamato “il fotografo di Varsavia”, per il fatto che le sue vedute assomigliavano a fotografie. Dotato di una personalissima tecnica, catturava anche i minimi particolari; pertanto, i suoi dipinti erano anche delle vere documentazioni storiche. Oggi, nel Castello Reale di Varsavia, si possono ammirare ventitré vedute originali del Canaletto. Osservando i suoi quadri, sarà come fare una passeggiata a ritroso nel tempo, e scoprire la maestosità della Varsavia del 700‘, raffigurata realisticamente, senza alcun abbellimento o ritocco.

Oggi, perdersi tra i vicoli e le piazzette della Città Vecchia, percorrere Piazza del Mercato rivolgendo uno sguardo gentile alla Sirenetta, arrivare alla Piazza del Castello e visitare il Castello Reale, è un’esperienza unica. Rilassarsi tra i viali e gli angoli nascosti del Parco dei Bagni Reali, il Łazienki Królewskie, vi farà sentire delle persone fortunate. Vi sentirete degli imperatori, scorrendo gli ambienti del maestoso palazzo Wilanów Villa Nova, la “Piccola Versailles”, voluta dal re Jan III Sobieski nel XVII secolo e ampliato dai successivi proprietari. Una concezione spaziale decisamente originale, che accosta la corte tradizionale polacca, alla villa rurale tipica dell’Italia settecentesca, al tardo barocco di un palazzo in stile francese. 

Diventerete varsaviani ad honorem, visitando il museo dell’Insurrezione: il 1º agosto 1944, Varsavia dette una lezione di resistenza all’Europa intera. Il Museo dell’Insurrezione di Varsavia ci svela i 63 giorni della rivolta, narrando le sue terribili conseguenze e le vite dei protagonisti.

Su queste magnificenze e su questo coraggio dal volto antico, aleggia immortale la grande musica romantica di Fryderyk Franciszek Chopin. Siamo abituati a riconoscerlo con il nome francesizzato, Frédéric Chopin. Era originario di Żelazowa Wola, un piccolo comune rurale distante una sessantina di chilometri da Varsavia. Cuore polacco e cittadino del mondo, per il suo inarrivabile talento, Chopin lasciò la sua patria ventenne e morì in Francia a soli trentanove anni. Fu sempre legato al paese natio, al punto che espresse, come ultimo desiderio, che il suo cuore potesse far ritorno in Patria. A Varsavia era infatti cresciuto e a Varsavia aveva dato i suoi primi concerti. Qui visse il suo primo amore. Il suo cuore è oggi custodito in una teca, visibile sulla navata sinistra della chiesa di Santa Croce a Varsavia.

Intorno a questa antica Varsavia amorevolmente ricostruita, è nato il nuovo Rinascimento polacco, una metamorfosi straordinaria che ha trasformato scheletri di edifici industriali semidistrutti, in centri culturali all’avanguardia.  

“L’attitudine alla modernità” di Varsavia è connotata dal carattere utopico e dalla coraggiosa lungimiranza di una nuova generazione di Umanisti, consapevoli di trovarsi all’alba di una Nuova Era. E che questa rivoluzione socioculturale, andasse fecondata con la ricerca di un’estetica nuova e più sperimentale, nel nome di uno specialismo e di un avanguardismo di facile lettura.

Una “gestione” della trasformazione del paesaggio industriale che verrà studiato negli anni a venire.

Varsavia è riuscita a “governare” la sua trasformazione come nessun’altra, diventando una delle metropoli più vibranti d’Europa.

Varsavia può essere considerata un sito internazionale di archeologia post-industriale, il cuore pulsante della nuova identità cittadina, dove le crisi causate dalla storia hanno trovato risposta in un nuovo Umanesimo. Proprio come nella Firenze di Lorenzo de’ Medici, la Varsavia di oggi è pervasa da una grande creatività e da una fortissima innovazione intellettuale.

I giovani varsaviani amano molto la loro città. Spesso, la frase ‘Kocham Warszawę’ (amo Varsavia), viene replicata in installazioni luminose, o in luci a led che creano frasi che scorrono nelle facciate dei palazzi. Una passione, quella per le insegne luminose, che ha dato lo spunto all’apertura del Museo del Neon, aperto nel 2012 dalla fotografa polacca Ilona Karwinska e dal designer inglese David Hill. Lo troverete facilmente, nella Soho Factory, l’area post-industriale dove un tempo c’era una vecchia fabbrica di munizioni. Si possono ammirare più di 200 insegne al neon, che, nella Varsavia comunista, non reclamizzavano imprese private. Le scritte dicevano semplicemente “panetteria”, “latteria”, “giornali”. Erano cadute nell’oblio, qui hanno ritrovato una seconda vita e sono più famose di prima. Pensate che in occasioni particolari, come a San Valentino, i giovani (e non solo) possono inviare i loro messaggi d’amore ad un numero dedicato. Se avranno la fortuna di essere estratti a sorte, il loro messaggio brillerà su uno dei tanti pannelli luminosi distribuiti per le vie della città.

Insomma, Varsavia, non è solo un crocevia di cultura, di arte, di innovazione. Come abbiamo appena visto, c’è anche spazio per tanta leggerezza.

Lasciatevi sedurre dai luoghi della nuova Varsavia: Elektrownia Powiśle, Fabryka Norblina, Browary Warszawskie, Centrum Praskie Koneser. Esempi emblematici di come aree un tempo improponibili, non siano solo dei casi “scolastici” di riconversione industriale. 

Sono tra i più importanti esempi di Rinascimento del XXI secolo.

In una metropoli moderna come la capitale polacca, non poteva mancare un museo d’arte contemporanea. Il Museo d’Arte Moderna di Varsavia (Msn-Muzeum Sztuki Nowoczesnej w Warszawie) ha di recente inaugurato un nuovo edificio nel cuore della capitale. Costato 134 milioni di euro e interamente finanziato dalla Città di Varsavia, il museo di quasi 20mila metri quadrati, rivestito di cemento bianco, è stato progettato dagli architetti newyorkesi Thomas Phifer and Partners. Conserva principalmente opere d’arte realizzate dopo il 1989, al momento dell’uscita dall’orbita dell’Unione Sovietica. Secondo la curatrice e critica d’arte Joanna Mytkowska, “è una collezione ancora molto giovane che si sforza di affrontare le sfide del presente, l’emancipazione delle diverse minoranze che lottano per la visibilità, la crisi climatica, l’uguaglianza sessuale e razziale”.

Tra gli artisti attualmente rappresentati nella collezione incontriamo molte donne. Da Magdalena Abakanowicz, un’artista testimone della difficile condizione della vita in Polonia durante il regime comunista, nonché una delle personalità più originali e rappresentative della scultura contemporanea; a Mária Bartuszová, ideatrice di una potente metafora sulla fragilità dell’Arte. Forse vi sentirete spiazzati dalla creatività pungente, iconoclasta e dissacrante, di Sarah Lucas. E crediamo resterete a bocca aperta, ammirando le opere della giovane pittrice surrealista Ewa Juszkiewicz.

E quando – e se – vi sentirete frastornati dalla visita a questo museo, rinfrescatevi con una delle tante birre varsaviane. Le troverete accompagnate da migliaia di cibi diversi ad Hala Koszyki, un antico mercato al coperto del‘900, considerato oggi un hotspot sociale e culinario unico, dove è possibile mangiare sul posto in diversi ristoranti e bar.

Varsavia si propone infatti, anche come la nuova capitale mondiale del Food, sulle orme di New York, Barcellona, Los Angeles e Londra, nelle quali, sotto lo stesso tetto, si possono incontrare mercati e ristoranti pieni di vita, ottima musica e tanto irresistibile buon cibo.

Il filosofo Paul Jules Valéry affermava:

Bisogna che i monumenti cantino. È necessario che essi generino un vocabolario, creino una relazione, contribuiscano a creare una società̀ civile. La memoria storica, infatti, non è un fondo immobile in grado di comunicare comunque, bisogna sapere come farla riaffiorare, va continuamente ri-narrata. Anche perché́, se il patrimonio storico-culturale non entra in relazione con la gente, declinando i linguaggi diversi e parlando a tutti, rischia di morire, incapace di trasmettere senso e identità̀ a una comunità̀

Una comunità, quella della Città di Varsavia di oggi, felice protagonista di una stagione nuova, che anima i quartieri satelliti – funzionali ed ecologici – strategicamente armonizzati nello skyline dei nuovi grattacieli dalle facciate a specchio, progettati da archistar come Daniel Libeskind, Foster & partners e Jasper & Eyers.

Queste opere d’arte architettoniche sono figlie del nuovo Rinascimento e convivono in armonia con l’estetica del vecchio Palazzo della Cultura e delle Scienze, di staliniana memoria e retaggio dell’epoca sovietica, le cui antiche architetture razional-socialiste, sembrano oggi annichilite, sovrastate dai nuovi canoni estetici suggeriti dalla nuova Modernità.

Una Modernità che è il segno distintivo di una metropoli che ha raddoppiato la sua ricchezza in soli 15 anni. Una città che insegue New York, che non vorrebbe dormire mai, che corre, è in fibrillazione, e trasmette energia e passione tra colossali progetti immobiliari e intelligenti recuperi di aree industriali. Una città che vi accoglie, tra le prelibatezze di ristoranti stellati pluripremiati, e vi attende in memorabili hotel a cinque stelle, nel nome del lusso dal gusto classico degli alberghi storici finemente ristrutturati, e dal design audace e iconico degli hotel super-moderni. La vecchia capitale, un tempo la bella tra le belle dell’Europa orientale, sembra volersi riprendere lo scettro. Dalla sommità del grattacielo più alto dell’Unione Europea, la Varso Tower, 310 metri d’altezza per una bellezza che lascia senza fiato. Da lassù, il nostro sguardo si espande, incrociando il complesso di torri in vetrocemento Warsaw Hub, nell’ultramoderno Wola District. E poi, ancora più in là, oltre le rive della Vistola, vi sentirete elettrizzati dall’energia del quartiere Praga, che nell’Ottocento era un hub multiculturale ante litteram, dove convivevano polacchi cattolici, russi ortodossi ed ebrei.

Varsavia, anche se non dorme mai, vi farà sognare in continuazione.

Qualsiasi cosa abbiate fatto oggi, stasera mettete su Chopin e rilassatevi con il Notturno opera 9 numero 2. Socchiudete gli occhi. Lasciate che la vostra immaginazione vi guidi. Scoprirete che è davvero tempo di venire a Varsavia.

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