Viaggiare sulle orme del mito restando chiusi nella stanza dell’hotel

Alcuni alberghi non sono solo alberghi. Alcuni alberghi di lusso non spiccano solo per la magnificenza degli ambienti, l’eccellenza della guest experience, la posizione privilegiata e la strepitosa qualità dell’offerta gastronomica. A renderli unici è la loro storia, irripetibile, affascinante, unica, che li ha resi famosi all’immaginario collettivo, consacrandoli ad icone dell’ospitalità d’autore.
[4 minuti di lettura]
Ugo Pericoli e il suo Vinile "Hotel California - Eagles"

Nell’immaginario collettivo la California è un mito moderno, la rappresentazione tangibile dell’american dream. Un sogno cominciato con i cercatori d’oro e reso famoso da musicisti, attori e registi leggendari. Se ci fermassimo a riflettere, prenderemmo coscienza che buona parte di ciò che mangiamo, della musica che ascoltiamo, dei film che guardiamo, viene proprio da qui, da questa terra florida, fortunata e mitizzata.

Il processo di mitizzazione nasce da una pluralità di fattori.

Tutti partono dalla “ricerca di senso”, per poi svilupparsi e (con)fondersi seguendo meccanismi associativi che collegano, ai valori semantici, quelli fono-simbolici, in grado di generare nuovi bisogni progressivamente più sofisticati, che spaziano dalla semplice voglia di saperne di più fino al desiderio di emulazione nell’accezione più piena del termine.

Ricordo che nel febbraio del ‘77 non avevo ancora compiuto quattordici anni e mi trovavo a Roma, un sabato pomeriggio, in un grande negozio di dischi. Mentre cercavo la mia musica preferita tra i vari scaffali, gli altoparlanti diffondevano le note di Hotel California. Il disco degli Eagles era uscito qualche mese prima, l’8 dicembre del ’76, e stava già riscuotendo un grande successo anche in Italia. Smisi di cercare e mi recai alla cassa, domandando che musica stessi ascoltando.

Uscii dal negozio in fretta, tornai a casa e misi su Hotel California. Mentre la mia stanza si riempiva di un nuovo grande suono, mi soffermai sulla copertina. L’edificio che stavo guardando per la prima volta era il Beverly Hills Hotel, un affascinante albergo costruito nel 1912 e situato al 9641 di Sunset Boulevard, a Los Angeles.

California! Era sufficiente il suono di questa parola per accendermi. Mi domandai come fare ad arrivare in questo luogo, che stavo imparando a conoscere, non più solo attraverso i fumetti e i film ma anche all’interno della musica. Iniziai a rendermi conto che – dentro di me – si stava generando una nuova passione, un nuovo mito giovanile. Io sono convinto che un mito può metterci in contatto con le sfere segrete della nostra anima.

Gli Eagles nacquero a Los Angeles nel 1971. Glenn Frey, Randy Meisner, Don Henley e Bernie Leadon, scelsero questo hotel proprio per il suo valore simbolico, in grado di condensare tanti valori in un’immagine sola. E secondo me non avevano torto, soprattutto se consideriamo che l’albergo “arrivò” prima di Beverly Hills e che il quartiere che gli crebbe intorno, si sarebbe sviluppato solo in tempi successivi. Erano i tempi in cui la celebrità si indossava con l’eleganza delle pellicce di visone e il luccichio dei diamanti a tre carati. Il Beverly Hills Hotel era il luogo prescelto dalle star per esibire “spontaneamente” le loro vite senza far ricorso alle istruzioni del regista. Humphrey Bogart frequentava il bar, Katharine Hepburn faceva il suo salto mortale all’indietro, in piscina, vestita dei suoi abiti da tennis. Elizabeth Taylor trascorreva le sue varie lune di miele nei bungalow, più discreti, situati sul retro. Il Beverly Hills Hotel, “il palazzo rosa“, è la più antica costruzione di Hollywood. Joan Crawford vi arrivava in Rolls-Royce e si fermava regolarmente per pranzo; i Beatles invece entravano abbastanza di nascosto, dalla porta sul retro, per un tuffo in piscina dopo l’orario di chiusura; Sidney Poitier un giorno monopolizzò la hall, ballandovi scalzo, tutta la notte, dopo aver vinto l’Oscar per I gigli del campo – Lilies of the Field.

Alcuni alberghi non sono solo alberghi. Alcuni alberghi di lusso non spiccano solo per la magnificenza degli ambienti, l’eccellenza della guest experience, la posizione privilegiata e la strepitosa qualità dell’offerta gastronomica.
A renderli unici è la loro storia, irripetibile, affascinante, unica, che li ha resi famosi all’immaginario collettivo, consacrandoli ad icone dell’ospitalità d’autore.

A volte, penso che soggiornare in un determinato albergo, possa essere lo scopo stesso del viaggio.
Per quanto mi riguarda, credo che il Beverly Hills Hotel, l’albergo che ha dato origine al mio mito giovanile, stia generando in me un nuovo desiderio: viaggiare dentro al mio mito senza lasciare la stanza dell’albergo.

Perché il Beverly Hills Hotel non è solo un hotel. È “costruzione di senso”, esattamente come il disco degli Eagles non è un semplice disco. Entrambi, rappresentano la California da sfogliare, l’album dei ricordi del tempo che fu, da ritrovare all’interno di ogni camera, dentro il solco di ogni canzone, percorrendo ogni ambiente, a cominciare dal vialetto d’accesso.

Costruzioni di senso, madri progenitrici di una modernità creativa che ancora oggi ci fa respirare, vivere e amare.

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